Una lettura del territorio attraverso lo sguardo dell’Archivio Fotografico Italiano. Intervista a Claudio Argentiero.
Quando la fotografia – storica e contemporanea – incontra progetti di indagine di un territorio, diviene un potente strumento di testimonianza del passato e di documentazione ed interpretazione del presente, aggiungendo un ulteriore tassello alla storia dei luoghi e proiettandosi verso il futuro attraverso un’opera di sensibilizzazione e valorizzazione del patrimonio esistente.
E’ questo il caso del recente progetto OLONA. Geografie di un Territorio da Varese a Milano, realizzato dall’Archivio Fotografico Italiano (AFI), relativo ai luoghi attraversati dal fiume Olona tra Milano e Varese, nel quale immagini contemporanee e fotografie storiche si intrecciano, mostrando le trasformazioni del paesaggio nel tempo, attraverso una riflessione sul rapporto tra territorio, storia e identità. Dopo la pubblicazione dell’omonimo libro e l’organizzazione di una prima esposizione – nel mese di giugno – presso il medievale Monastero di Cairate (VA), il progetto prosegue il suo percorso attraverso una nuova mostra di oltre 150 immagini, visitabile fino al 01 novembre presso Palazzo Branda Castiglioni a Castiglione Olona (VA), cittadina dal fascino immutato definita da D’Annunzio: “l’isola di Toscana in Lombardia”.


Allestimento della mostra sul fiume Olona a Cairate e a Castiglione Olona
Costituito nel 2006, l’Archivio Fotografico Italiano (AFI) di Castellanza (VA), è un’istituzione volta alla valorizzazione e diffusione della fotografia storica, contemporanea e d’autore, attraverso la conservazione, catalogazione e valorizzazione del proprio patrimonio fotografico (costituito da decine di migliaia di stampe analogiche, vintage, fine art, modern print, scatti digitali ad alta risoluzione, diapositive, negative, lastre in vetro ecc.). A tale scopo organizza periodicamente progetti di indagine, libri e mostre fotografiche, cui si affiancano conferenze, proiezioni, presentazioni di libri e percorsi formativi – con la partecipazione di Enti Pubblici, archivi, scuole e Istituti – volti alla diffusione della conoscenza ed educazione al patrimonio visivo e alla fotografia d’autore, contribuendo altresì all’arricchimento della propria collezione, sistematicamente ampliata attraverso campagne fotografiche, acquisizioni, donazioni, lasciti e collaborazioni nazionali e internazionali.
Tra i principali progetti dell’AFI il Festival Fotografico Europeo è un evento annuale dislocato tra cinque comuni della provincia di Milano e di Varese che, attraverso temi ogni volta diversi, mette in dialogo fotografia storica, moderna e contemporanea proponendo autori affermati ed emergenti, italiani ed internazionali, ponendosi quale spazio di confronto aperto a un pubblico variegato, non solo di addetti ai lavori, che, grazie ad un circuito espositivo diffuso sul territorio, porta la fotografia anche fuori dagli spazi istituzionali. L’AFI in qualità di Archivio partecipa anche all’iniziativa attualmente in corso di Archivi Aperti, promossa da Rete Fotografia, che ogni anno apre le porte di numerosi archivi italiani di fotografia, proponendo la mostra Archivi Svelati. Sguardi sul Novecento, visitabile fino al 8 novembre presso Villa Pomini a Castellanza (VA), e alcune conferenze sul tema.
Oltre a questi appuntamenti periodici l’AFI sviluppa, “in qualità di archivio fotografico, un lavoro sistematico e consapevole di documentazione del territorio, capace di intrecciare memoria e contemporaneità”, come emerge dal nuovo progetto dedicato al Fiume Olona, sviluppato in oltre due anni di ricerca sul campo coinvolgendo numerosi Comuni e realtà culturali della zona, confluito in un libro e in un apposito sito web di approfondimento ove consultare tutte le immagini (anche quelle non pubblicate o esposte).


Marnate, Mulino Robaglia © Claudio Argentero, 2013 – Milano, viale Cassala, Lambro © Roberto Venegoni, 2025
Qui il fiume diviene il filo conduttore attorno al quale raccogliere una molteplicità di temi e di sguardi (di fotografi diversi) in un “articolato mosaico di visioni, memorie e trasformazioni” nel quale “restituire dignità e significato a luoghi apparentemente marginali”: dal paesaggio naturale agli abitati storici, dalle architetture di pregio a quelle rurali, dall’eredità industriale all’agricoltura, fino alle tracce dell’ormai in disuso ferrovia della Valmorea che collegava Busto Arsizio alla Svizzera, oggi trasformata in percorso ciclopedonale.

La ricerca non si limita a documentare la realtà e registrare l’esistente, ma mira ad utilizzare la fotografia come strumento di conoscenza e di consapevolezza, capace di conservare le tracce delle trasformazioni e di restituire valore a luoghi spesso trascurati, rendendo visibile ciò che talvolta sfugge allo sguardo quotidiano e creando una memoria visiva condivisa, in dialogo tra passato e futuro.
Il fiume Olona, infatti, lungo 71 km, nasce tra i boschi delle Prealpi Varesine e scende verso la pianura lombarda toccando ben 45 comuni della Valle Olona e dell’Alto Milanese per poi giungere a Milano, dove confluisce nel Lambro Meridionale prima e nel Lambro poi, raggiungendo infine il Po, il grande fiume della pianura padana. Fiume operoso ed instancabile, da sempre sfruttato per far girare ruote di mulini, telai o cartiere e per irrigare prati e marcite, spesso interessato da opere idrauliche di difesa dalle piene o di opere ingegneristiche per scavalcarne il corso, racconta la storia delle comunità sorte lungo le sue rive che ne hanno utilizzato le acque – gestite dal XVII secolo ad oggi da un Consorzio -, trasformando tra ‘800 e ‘900 un territorio agricolo ed artigiano in una delle culle dell’industrializzazione italiana.
“È un fiume che ha cambiato volto più volte, ma che non ha mai smesso di scorrere” (E. Magni) grazie alla sua capacità di adattamento, portando oggi con sé numerose tracce del suo passato e reperti di archeologia industriale che testimoniano secoli di lavoro e di vita quotidiana: in seguito alla de-industrializzazione, infatti, l’Olona, noto per essere stato uno dei fiumi più inquinati d’Italia, grazie ad interventi di risanamento delle sponde e di depurazione delle acque, sta tornando ad essere al centro di politiche di tutela e valorizzazione del proprio patrimonio ambientale, architettonico e culturale, quale risorsa per il futuro del territorio.


Malnate, grotte di Pietra Molera © Silvia Lagostina, 2025 – Fagnano Olona, ex Cotonificio Candiani © Mirko Ceriotti, 2025
Il racconto fotografico dell’AFI si inserisce in questa volontà di testimoniare un paesaggio fluviale multiforme, risultato dell’interazione e stratificazione nel tempo di natura ed interventi antropici, restituendone la complessità senza rinunciare all’unità del racconto, con immagini che diventano “dispositivi narrativi capaci di veicolare storie, memoria, ma anche di sollecitare l’immaginazione dando corpo a nuovi valori e significati, […] per riconnettere le persone con il luogo, dare voce a storie marginali e immaginare differenti futuri possibili, trasformando il paesaggio da sfondo passivo a componente attiva dell’esperienza umana” (S. Protasoni). In questa prospettiva la fotografia diventa uno strumento per osservare e interpretare un territorio in continua evoluzione, dove il fiume torna ad essere “non soltanto elemento naturale, ma presenza viva, capace di unire, raccontare e custodire il tempo”.
Ed è proprio per comprendere le motivazioni che hanno sotteso questo atlante visivo e narrativo che abbiamo incontrato Claudio Argentiero, fondatore e presidente dell’AFI (a cui il nostro magazine in passato ha già dedicato un’intervista), chiedendo di raccontarci in che modo il lavoro è stato realizzato, ma anche per approfondire il ruolo della fotografia nella documentazione del paesaggio e nella costruzione della memoria collettiva.
Perché un libro sul fiume Olona?
L’AFI da anni porta avanti progetti di documentazione del territorio lombardo, partendo da temi e spunti differenti (edifici, paesaggi, fotografie storiche, ritratti di nuovi cittadini, ecc.), e lo ha fatto anche per conto di alcuni Comuni della Valle Olona: queste collaborazioni hanno fatto emergere un interesse e un’attenzione sempre crescenti sul fiume dal punto di vista storico-architettonico, ecologico, naturalistico e fruitivo, oltre che urbanistico. Abbiamo allora pensato di proporre un lavoro più ampio e strutturato su di esso e i suoi territori, questa volta però non solo sui 6 comuni della provincia di Varese, ma partendo da Varese per arrivare fino a Milano.
Quando è nato il progetto e quanto è durato?
Il lavoro è durato quasi due anni, preceduto da una fase preparatoria di organizzazione e suddivisione del territorio iniziata attorno al 2023-24, a cui è seguita quella di scatto, selezione e ordinamento in archivio, oltre alla ricerca di immagini storiche reperite da Comuni, archivi di impresa, privati o dall’archivio storico del Consorzio del Fiume Olona. A partire dalle immagini prodotte ex novo e da quelle storiche è stata fatta una selezione severa, scegliendo quelle che, oltre che fungere da documentazione, fossero di qualità e di risoluzione adeguata. Ad esempio molte foto degli anni ’80 non sono state utilizzate, pur essendo presenti nel sito. Il lavoro è stato enorme, in quanto alla parte fotografica è stata affiancata la raccolta di materiale, informazioni, dati o documentazione d’archivio. Il progetto però non è da considerarsi concluso, ma sempre in divenire, e andrà ad arricchire il sito e la collezione, dove sono confluite circa 5.000 foto selezionate, di cui molte inedite.


Gorla Maggiore, via per Fagnano © inizio ‘900, Fondo Fausto Airaghi – Viggiù, attorcitoio di seta, Fratelli Guaita © 1881, Fondo Consorzio Fiume Olona
Come è stato organizzato il lavoro, diviso tra più fotografi? Come sono stati scelti i luoghi e i soggetti da immortalare?
Nella divisione del lavoro ad ogni fotografo è stato assegnato un tema (la Valmorea, le industrie, gli abitati, ecc.) e/o un territorio di riferimento, chiedendo a ciascuno – come in altri progetti collettivi di documentazione del territorio – di mettere da parte il proprio stile personale per adeguarsi ad alcune regole e linee guida, anche al fine di dare continuità ed omogeneità al lavoro evitando possibili derive: foto centrali prevalentemente dritte, non astratte, senza punti di vista particolari né troppi dettagli, con una certa rigidezza. Ovviamente ogni fotografo ha prodotto anche altre immagini in cui compaiono particolari e dettagli, che non sono state pubblicate ma conservate. La scelta dei luoghi da immortalare è stata lasciata libera, anche se talvolta siamo dovuti tornare più volte negli stessi posti perché mancava un quadro d’insieme oppure la luce non era adeguata o altro.
Nel fotografare i territori avete scoperto luoghi a voi sconosciuti o avete guardato luoghi noti con occhi nuovi?
Si certamente. Questa è stata un’occasione anche per noi per conoscere e vedere nuovi territori che non avevamo mai esplorato, oppure guardare gli stessi luoghi con punti di vista inediti, come ad esempio la visione dell’alto con il drone, che mostra chiaramente la differenza tra terreni agricoli ed edificati in una zona densamente popolata, spesso difficile da traguardare.

Il libro è diviso per temi, che analizzano sotto vari aspetti il territorio intorno al fiume. Tra questi una sezione si occupa di agricoltura, partendo però dalla raffigurazione delle persone: quale il significato di questa scelta?
L’agricoltura è un tema nuovo per noi, strettamente legato all’Olona, anche storicamente: è un ritorno al territorio, che nasce con lo sfruttamento delle acque con i mulini, a partire dalle foto storiche del Consorzio del Fiume Olona. Abbiamo voluto affrontarlo in maniera differente, dandogli un taglio diverso e meno banale, esplorandolo a partire dalle persone, simbolo di una delle prospettive di futuro del fiume. Questi “ritratti” sono stati ambientati nei luoghi in cui l’agricoltura si svolge, affiancandoli ad altre immagini che rappresentano i campi, le stalle, le architetture della produzione, seppur nel libro siano state utilizzate per lo più quelle che raccontavano storie di individui.



Gorla Minore, Floricoltura Landoni – Pogliano Milanese, Cascina Rossi – Castiglione Olona, Azienda Agricola Cereda Florindo e Giuditta © Diego Valceschini, 2025
Quanto è importante fare rete in un progetto come questo? E quanto è stato difficile unire diversi soggetti, comuni e province, in genere caratterizzati da un certo campanilismo, intorno a un medesimo progetto?
E’ stato molto difficile, anche se – con l’aiuto del comune capofila di Olgiate Olona – siamo riusciti a riunire intorno al progetto una rete virtuosa di comuni che con passione hanno restituito il legame con il proprio territorio partecipando attivamente al progetto, sostenendo la ricerca e contribuendo alla valorizzazione dei luoghi. Questo – nel rispetto di chi ha finanziato il lavoro (attraverso la prenotazione di un certo numero di copie del libro, oltre ai fondi della Fondazione Comunitaria del Varesotto) – ci ha portato però a non pubblicare fotografie eccessivamente “critiche” (che sono state comunque realizzate e tenute da parte), per cui, anche dove abbiamo mostrato edifici abbandonati, abbiamo cercato di farlo in chiave più poetica lavorando con la luce, i colori, le inquadrature ecc.


Malnate, ex mulino Gere, filatura Maggi © Mirko Ceriotti, 2026 – Legnano, Ex Cotonificio Bernocchi © Claudio Argentiero, 2016
Oltre al libro è stata fatta una mostra prima presso il monastero di Cairate e poi a Castiglione Olona, presentando una parte delle immagini presenti nel testo: come è avvenuta la selezione?
Le foto delle mostre sono state selezionate cercando innanzitutto di proporre tutti i temi presenti nel testo, rivedendo di volta in volta la scelta delle immagini e riorganizzandole in base alle caratteristiche e dimensioni dello spazio a disposizione.
Il progetto cerca di restituire dignità a un territorio che torna a vivere dopo anni di inquinamento e di ferite, pur continuando a subire perdite e trasformazioni irreparabili: quanto può fare la fotografia per la sua tutela, quale strumento di denuncia o di conoscenza e valorizzazione?
Lo scopo del libro e delle mostre – oltre a quello di documentazione – è quello di sensibilizzazione e diffusione della conoscenza, attraverso la raffigurazione di luoghi abbandonati o poco noti e la valorizzazione di risorse sconosciute. Questo approccio è sempre stato molto apprezzato durante le esposizioni, quando sono emersi numerosi spunti e suggerimenti da parte del pubblico, soprattutto adulto. Purtroppo però ci siamo resi conto di un gap generazionale, in quanto questo modo di fotografare è inteso dai più giovani come qualcosa di vecchio, seppur abbia fatto la storia e continuerà a farla: infatti ritengo che le foto artistiche potranno passare di moda, soprattutto nell’epoca dell’AI, mentre questo genere di immagini, finalizzate ad alimentare un archivio, non scompariranno mai e non potranno mai essere sostituite dall’intelligenza artificiale, perché necessitano la presenza fisica nel territorio in un determinato istante. E’ però molto difficile far capire alle nuove generazioni che la documentazione è alla base della fotografia e che bisogna finalizzarla, senza essere condizionati dalle mode.


Castiglione Olona, Municipio © Silvia Lagostina, 2024 – Vanzago, Corte Angelina © Roberto Venegoni, 2025


Olgiate Olona, villa greppi Gonzaga © Roberto Bosio, 2025 – Parabiago, villa Gajo © Roberto Venegoni, 2025
Al libro e alla mostra si affianca il sito web, che raccoglie immagini storiche e contemporanee, dove le testimonianze dell’oggi rappresenteranno in futuro quelle del passato: quanto c’è di Basilico in questo modo di fare fotografia?
In qualche modo ci ispiriamo all’Archivio dello Spazio, commissionato negli anni ’80-’90 dalla Provincia di Milano a fotografi di fama, tra cui Gabriele Basilico, in un periodo in cui c’era una certa disponibilità economica per simili progetti di documentazione e testimonianza del territorio. Purtroppo oggi questo genere di progetti vengono realizzati sempre più di rado, soprattutto perché negli anni è venuta a mancare la committenza pubblica: il nostro ruolo è proprio quello di cercare di sostituirci a questo genere di committenza, seppur con le poche risorse che abbiamo a disposizione, cercando di accedere a bandi di finanziamento. Noi miriamo sempre a una pubblicazione di qualità, che cerchiamo di curare il più possibile, oltre a stampe fine art e alla creazione di un archivio che si autoalimenti, rendendolo “visibile” attraverso un sito web appositamente creato, come quello sulla Lombardia (Archivio Fotografico Lombardo) e quello sulle Fotografia e Industria, progetti molto apprezzati sempre in divenire.
Questa attitudine deriva dalla vostra identità di archivio fotografico?
Ci siamo avvicinati a questo genere di fotografia documentaria già dai primi anni ’90, dopo la creazione del primo nucleo del gruppo nel 1987. Negli anni successivi molti di noi sono cambiati o ci sono state collaborazioni saltuarie con fotografi esterni su singoli lavori (le cui foto sono state poi acquisite da AFI), ma per lo più abbiamo sempre cercato di fare – per lo meno in maniera collettiva – questo tipo di fotografia, basata su progetti specifici che analizzano alcuni temi e territori, partendo da quelli che probabilmente nessuno fotograferà mai, sempre nel rispetto di chi li vive. Non si tratta infatti di produrre semplicemente belle immagini – che oggi in molti sanno fare anche con il cellulare o con l’AI a livelli molto alti – ma di creare un progetto fotografico di senso con un valore di memoria e testimonianza per il futuro.


Cartiera Vita Mayer © Fondo Proloco Cairate, 1963 – Depuratore ed ex Cartiera di Cairate, Vima © Mirko Ceriotti, 2025
Cosa conserva il vostro archivio ?
A differenza di altri archivi fotografici, che conservano un solo argomento, un determinato periodo storico o un fotografo specifico, noi siamo un archivio aperto, la cui varietà ne rappresenta il valore, anche se il nucleo principale della collezione riguarda la documentazione del territorio, che perseguiamo anche nei nostri progetti. Spesso le nostre fotografie non sfociano nemmeno in una mostra, ma vanno ad arricchire quello che è presente in archivio e che talvolta ci viene richiesto per esposizioni, studi e ricerche, in connessione con altri archivi storici. Talvolta dal materiale d’archivio – che è un mondo affascinante sempre da esplorare – emergono nuove testimonianze che possono implementare il nostro lavoro di documentazione. Possediamo materiali molto eterogenei – dalle prime albumine ottocentesche fino ad immagini contemporanee – che toccano vari temi: dall’architettura al paesaggio, dal reportage alla fotografia documentaria, ma anche fotografia artistica di ricerca, con circa 500.000 fotografie. Tra i fondi più importanti ne possediamo uno su Milano dagli anni ’50, con foto nostre e acquisite, dopo aver attivato anche specifiche collaborazioni con autori che hanno lavorato su questa città; tra i fondi più rilevanti abbiamo poi l’archivio di Gabriele Maria Pagnini, importante ritrattista per Vogue; quello di Virgilio Carnisio e di Carlo A. Tancredi, oltre a decine di altri corposi fondi di professionisti italiani e stranieri.
Da dove proviene il materiale fotografico?
La collezione viene arricchita periodicamente grazie a nuove acquisizioni, sia di interi archivi che di singoli progetti fotografici, attraverso accordi specifici con gli autori o le loro famiglie, ad esempio con la richiesta che gli stessi vengano valorizzati periodicamente (con una mostra, un libro o altro): solo quest’anno abbiamo incamerato 3 archivi con più di 100.000 fotografie e diapositive di autori di una certa qualità, tra cui Alberto Zanetovich, seppur non sempre particolarmente noti. Per ciascun autore in genere creiamo uno specifico portfolio. Alcuni di questi fotografi arrivano a noi tramite contatti o perché hanno lavorato con noi, anche perché spesso il loro materiale non è accettato da altri archivi, non essendo essi particolarmente famosi né strutturati. Grazie al Festival Fotografico Europeo abbiamo acquisito anche fondi di fotografi stranieri, che ci hanno conosciuto in quell’occasione e al termine ci hanno donato le immagini o addirittura il proprio archivio. Noi cerchiamo di non perdere questo prezioso materiale, molto vario, facendo ovviamente una selezione (da 100.0000 foto acquisite nell’ultimo periodo, ad esempio, probabilmente si arriverà a 20.000, perché non tutte possono essere salvate), catalogando il materiale selezionato. Le immagini scelte vengono infatti scansionate, catalogate, inserite nel sito e nella collezione, anche partendo da diapositive: in questo modo viene creato un archivio digitale libero ed accessibile utilizzabile a più livelli. Alcune delle immagini sono state anche inserite nel SIRBeC (Sistema Informativo Regionale dei Beni Culturali), il sistema di catalogazione del patrimonio culturale lombardo.
Come finanziate le attività di catalogazione e i vostri progetti?
Noi siamo un’Associazione Culturale APS, come altri archivi comunali. Partecipiamo a bandi o talvolta riceviamo fondi pubblici che reinvestiamo sempre in mostre o pubblicazioni, perché per noi è importante che l’archivio venga valorizzato e conosciuto. Oltre alle stampe facciamo continui investimenti in attrezzature, scatole, buste e raccoglitori a ph neutro, strutture di sostegno ecc. Per finanziarci abbiamo anche un laboratorio di stampa fine art, oltre ad organizzare corsi di fotografia e altre attività, cui si aggiungono stages periodici e collaborazioni con i Comuni della zona o con scuole di fotografia, ma in genere ci basiamo sulle nostre forze, anche perché spesso gli studenti di fotografia non sono interessati alla catalogazione. Abbiamo competenze molteplici per curare ogni progetto in tutte le fasi: dalla selezione delle immagini all’editing del volume, dalla progettazione grafica alla revisione dei testi, dalla progettazione all’allestimento delle mostre.
Qual è il futuro dell’Archivio?
Pur conservando un patrimonio enorme, che è molto difficile gestire, l’archivio non è ancora del tutto strutturato e non ha la capacità di esprimersi al meglio: ci vuole ancora molto lavoro per renderlo visibile e farlo conoscere e, soprattutto, manca di una sede adeguata che possa diventare luogo di incontro per storici e appassionati, con una libreria, un deposito di dimensioni appropriate e spazi per piccole mostre ed eventi continuativi, ove poter presentare anche progetti destinati a un pubblico più ristretto e incontri mirati in archivio per piccoli gruppi per far comprendere l’importanza della stampa fotografica e della memoria. Affinché questo patrimonio venga tutelato e conservato e non scompaia dopo di noi, però, è necessario che se ne faccia carico qualche Istituzione con maggiori disponibilità economiche e capacità di intercettare finanziamenti, seppur questo comporterebbe molti più vincoli e complicazioni burocratiche. A questo proposito voglio dedicare i prossimi anni a creare un archivio istituzionalizzato, che parta dal territorio per ampliarsi sempre di più, affinché possa continuare ad esistere ed essere implementato, arricchendosi anno dopo anno di nuove collaborazioni, relazioni e prospettive.


Cartiera Vita Mayer © Fondo Proloco Cairate, 1963 – Induno Olona, Birrificio Angelo Poretti © Claudio Argentiero, 2025
Il progetto di documentazione continua?
Ogni anno cerchiamo di proporre un nuovo progetto collettivo di documentazione fotografica, che si aggiunge a quelli personali, spesso incentrati sull’esplorazione di territori minori, seppur sempre affiancati dallo studio e dalla conoscenza a livello tecnico, storico e scientifico. Ad esempio ho appena terminato un lavoro sul Fiume Ticino – da Sesto Calende a Pavia – che ho presentato al XV Festival Fotografico di Arles, dal titolo “Non solo natura”, nel quale, oltre alla parte naturalistica del fiume, ho voluto rappresentare altri temi ad esso connessi come le architetture, l’aeroporto di Malpensa, gli edifici abbandonati, ma anche le spiagge utilizzate impropriamente, contro il concetto di fiume e di sua tutela. Ho poi seguito un progetto fotografico su paesi e paesaggi – spesso abbandonati – tra le risaie del Novarese, dove l’atmosfera sembra essersi fermata agli anni ’70, così come nel Parco Agricolo Sud Milano, dove, in collaborazione con Roberto Venegoni, abbiamo immortalato borghi, architetture, campagne: questo lavoro è stato per me una sorpresa assoluta, perché mi ha mostrato perfettamente il confine tra città e campagna.
Quali sono gli altri progetti nel cassetto?
Tra i progetti nel cassetto, oltre alla nuova edizione del Festival Fotografico Europeo, alla catalogazione delle nuove acquisizioni archivistiche e alla continua implementazione e valorizzazione dell’archivio, c’è una pubblicazione in uscita sulla Milano degli anni 1968-1970, un lavoro sulle Valli Occitane (paesaggi e ritratti, feste e fiere del bestiame, in diverse stagioni dell’anno) per Grenoble e Arles e l’idea di portare l’Italia (da inizio Novecento ad oggi) a Parigi. E molti altri…
E allora in bocca al lupo per i futuri progetti, con la speranza che il vostro Archivio possa trovare una nuova casa degna e possa continuare a documentare il nostro territorio, soprattutto quello “invisibile” e più soggetto a trasformazioni.
Patrizia Dellavedova
Immagine di copertina: Malnate, ex mulino Gere, filatura Maggi © Mirko Ceriotti, 2026.
Schede Mostre:
FIUME OLONA. GEOGRAFIE DI UN TERRITORIO DA VARESE A MILANO
Artista/autori: progetto collettivo con immagini storiche e contemporanee di diversi fotografi: Mirko Ceriotti, Claudio Argentiero, Roberto Venegoni, Marco Zarini, Silvia Lagostina, Diego Valceschini e Roberto Bosio, oltre a fondi archivistici.
Ideazione e cura: AFI – Archivio Fotografico Italiano.
Ente promotore/partner: AFI in collaborazione con il Comune di Castiglione Olona e con il contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Sede: Palazzo Branda Castiglioni, sede del Museo Civico – Piazza G. Garibaldi, Castiglione Olona (VA), Italia.
Date: dal 4 ottobre al 1° novembre 2026.
Orari: martedì–sabato 10:00–12:00 e 15:00–18:00; domenica 10:30–12:30 e 15:00–18:00. Il 4 ottobre e il 1° novembre orario continuato 10:30–18:00 e ingresso libero.
Contatti: Ufficio Cultura / Museo Civico, tel. 0331 858301; email cultura@comune.castiglione-olona.va.it (Ufficio Cultura) e museocivico@comune.castiglione-olona.va.it (Museo Civico).
Sito mostra/progetto: https://www.fiumeolonafotoarchivio.it/
Sito AFI: https://www.archiviofotograficoitaliano.it/
Pagina ufficiale Comune: https://www.comune.castiglione-olona.va.it/vivere_il_comune/eventi/evento_244.html
ARCHIVI SVELATI – SGUARDI SUL NOVECENTO: LA COLLEZIONE DELL’ARCHIVIO FOTOGRAFICO ITALIANO, CUSTODE DI LUCE E MATERIA
Artista/autori: non è indicato un singolo artista. mostra collettiva di fotografie di autori italiani e stranieri del novecento, selezionate dalla collezione dell’archivio fotografico italiano (afi).
Ideazione e cura: AFI – Archivio Fotografico Italiano, a cura di Claudio Argentiero.
Ente promotore/partner: AFI – Archivio Fotografico Italiano, in collaborazione con l’Archivio Fotografico Lombardo, inserita nel programma nazionale Archivi aperti.
Sede: Villa Pomini – via Don Luigi Testori, 14 21053 Castellanza (VA), Italia.
Date: dal 17 ottobre all’8 novembre 2026.
Orari: sabato: 15:00–18:30 domenica: 10:00–12:00 e 15:00–18:30. Ingresso libero e gratuito.
Contatti: AFI e-mail: afi.fotoarchivio@gmail.com telefono: +39 347 5902640
Sito ufficiale della mostra: https://www.archiviofotograficoitaliano.it/evento/archivi-svelati-sguardi-sul-novecento/
Sito istituzionale di riferimento: https://www.comune.castellanza.va.it/novita/comunicati/dettaglio-notizia/archivi-svelati-sguardi-sul-novecento/
Sito collaboratore: https://www.archiviofotograficolombardo.it/.